mercoledì 5 settembre 2012

Il buon leader: costanza e disciplina le migliori doti di chi comanda

Da quando esiste l'uomo esiste il leader. Sia nella storia che nelle culture oriental, greche o romane, la ledership è sempre stata elemento catalizzante dei grandi avvenimenti storici e culturali. E anche oggi è una dote quanto mai importante nel nuovo millennio.

Anni fa il termine Leader era riservato ad una stretta elite di perosne: si parlava di leader politico o del leader dell'economia, del leader nella società. Oggi invece essere leader è una esigenza. Il mondo ha bisogno di leader ed è cambiato proprio il significato di questo termine. 
Oggi ognuno di noi dovrebbe essere leader, questo per gestire meglio sé stesso in rapporto con le altre persone, gestire meglio le proprie emozioni o ancora per poter lavorare in squadra. Oltretutto diventa indispensabile sviluppare le doti di leader anche in famiglia, con gli amici. Insomma: essere leader di noi stessi ci indirizza verso una vita pù serena e controllata. E' Quindi un'esigenza di tutti diventare dei leader.

Ma il leader è inevitabilmente legato al gruppo e "sociologicamente" anche alla massa. Lo stesso termine, dall'inglese to lead, è ben espresso dalle affermazioni della Leadership Society USA che definisce il leader come colui che "emerge  dal gruppo ed è riconosciuto con capacità di guidare, gestire e coordinare le altre persone verso un obiettivo comune o project, motivandole ad agire attraverso un processo definito. Il leader, infatti, deve avere la capacità di guidare, influenzare e coordinare le altre persone verso una meta comune, motivandole ad agire attraverso un processo definito. Il leader, infatti, deve avere la capacità di guidare, influenzare e coordinare le altre persone verso una meta comune, motivandole ad agire attraverso un processo di responsabilizzazione".

Il Prof. Francesco Alberoni scrive del capo carismatico: "Ogni movimento esprime sempre dei capi che vengono rinonosciuti dagli altri come gli unici atti a guidare il movimento perché posseggono qualità straordinarie (carismi). All'inizio il capo è solo uno dei tanti, poi diventa il primis inter pares, in seguito diventa il condottiero, la guida infallibile. Egli viene ammirato, amato, spesso adorato, e tutti guardano a lui per avere guida e certezze. Nei movimenti religiosi il capo si sente ispirato da Dio, dotato di particolari grazie, mentre nei movimenti profani è vissuto come un essere dotato di capacità fuori dal comune (carismi)". 

Il Prof. Gianfranco Stoppa (autore di diverse pubblicazioni) nell'opera contemporanea "Panorama Sociologico" definisce con una frase del Prof. Marco Grappeggia, il termine leadership: "il vero leader è un uomo di successo e alla base della leadership c'è la leadership di noi stessi". Il leader del nuovo milliennio è dunque consapevole dell'importanza fondamentale della scelta umana. Ogni azienda, istituzione, progetto o iniziativa condivide spazi, universi e mercati identici, dalle risorse tecnologiche a quelle finanziarie. L'unico elemento fondamentale che è variabile è l'essere umano

Secondo Marco Grappeggia anche il mondo del lavoro contemporaneo è connotato dalla consapevolezza che il "capitale umano" costituisca un fattore determinante per il successo delle imprese, in particolare in questi utimi anni caratterizzati dalla trasformazione e dall'apertura dei mercati, dalla competitività e dal progredire delle tecnologie. 

Dopo questa breve introduzione possiamo comunciare a individuare 3 forme di leadership.

Leadership ascendentale o carisma
Secondo lo studioso House può essere definita in base all'intensità degli effetti carismatici sui seguaci: tali effetti sono la fiducia, la similitudine tra i membri del gruppo e il leader, l'accettazione, l'obbedienza, l'identificazione con il leader, il coinvolgimento emotivo dei membri del gruppo nel raggiungimento degli obiettivi e il grado di partecipazione alla mission.

Leadership situazionale
Furono Hersey e Blachard ad analizzare questo concetto. Secondo la teoria non esiste un modo giusto di essere leader e il leader deve dunque adattare il proprio comportamento alla situazione e ai bisogni specifici dei propri collaboratori. 

Leadership Trasformazionale
Gli studiosi Boarl e Bryson interpretarono per primi la tendenza creativa dei leader trasformazionali. Questi cercando di costruire un nuovo mondo per i loro collaboratori, un mondo unico nel quale il gruppo possa identificarsi, una nuova realtà ricca di significato dove gli obiettivi e i sentimenti dei singoli riflettono gli obiettivi e i sentimenti del gruppo. Secondo i due studiosi esistono due tipi di leader che hanno in comune la costruzione di un nuovo mondo: i leader carismatici prodotti dalla crisi, che partono dall'azione in un contesto critico per poi giustificarla e razionalizzarla. 

Parlando di atteggiamento Marco Grappeggia afferma che dentro i leader troviamo due "personalità": una negativa che pensa, vive e si muove costantemente in un'atmosfera di dubbi e di paure, che prevede il fallimento e l'errore e si sofferma sulle vicende più spiacevoli della vita. Poi c'è una personalità positiva, che riflette in termini dinamici e propositivi. 

Quando prevale l'"io positivo" siamo predisposti a scoprire e a conquistare quelle che Napoleon Hill ne "La chiave principale della ricchezza" chima ricchezze della vita. Queste possono essere raggiunte dal leader perché è colui che pratica la filosofia positiva nella vita e la filosofia del successo. Scopriamo queste ricchiezze del leader: 

1. L'atteggiamento mentale positivo
Questo è il prologo di qualunque ricchezza, materiale o immateriale.
Ci regala il tesoro dell'armonia nei rapporti familiari, equilibrio, autodisciplina e libertà

2. La salute fisica 
Con lei dobbiamo sviluppare quella che Napoleon Hill chiama "la consapevolezza della propria salute".

3. L'armionia nei rapporti interpersonali 
Shakespeare diceva "sii onesto con te stesso e ne conseguirà come il giorno segue la notte, che non potrai essere falso con nessuno". La fedeltà con sé stessi rappresenta il primo passo per soddisfacenti rapporti interpersonali. 

4. Libertà dalle paure 
Sempre secondo Napoleon Hill nessun uomo che tema qualcosa è libero e le sette paure fondamentali che dominiamo più spesso sono:

  • Paura della povertà
  • Paura delle critiche 
  • Paura delle malattie 
  • Paurea di perdere l'amore 
  • Paurea di perdere la libertà
  • Paura di invecchiare 
  • Paura della morte 


5. La speranza di avere successo
La felicità più grande è quella che consiste nella realizzazione di un desiderio e nel raggiungimento di un sogno 

6. La fede 
Sempre secondo il pensatore Hill, essa rappresenta il  fertile giardino mentale da cui prelevare tutte le cose belle della vita 

7. La disponibilità a condividere i propri beni
Chi non ha imparato l'arte della generosità non ha ancora capito quale sia la strada che porta alla felicità, dato che questa è raggiungibile solo grazie alla condivisione di ciò che si possiede. E sia detto una volta per tutte che ogni ricchezza viene impreziosita e moltiplicata dalla semplice disponibilità a elargire una parte agli altri, in spirito di servizio.

8. La passione per il lavoro 
Costituisce un'enorme ricchezza svolgere un lavoro che si è scelto, che appassiona e coinvolge positivamente.

9. La mentalità aperta a tutti gli argomenti 
Si intende non solo avere una mente vivace, aperta e ricettiva, ma anche tollerante alle idee e alle credenze altrui.

10. L'autodisciplina 
L'uomo che non sa gestire sé stesso non sarà mai in grado di gestire bene null'altro. 

11. la capacità di capre gli altri 
Colui che sa capire le persone e le loro motivizioni ha già un grande dono. Secondo Napoleon Hill tutte le attività umane sono ispirate alle motivazioni basilari dell'esistenza, che sono

  • Sentimenti dell'amore 
  • Emozioni del sesso
  • Desiderio di guadagno materiale
  • Desiderio di autoconservazione 
  • Aspirazione alla libertà fisica e mentale 
  • Desiderio di esprimersi 
  • Impulso a perpertuare la vita dopo la morte 
  • Emozione della collera 
  • Sentimento della paura 


Avere il controllo totale del proprio atteggiamento mentale è la chiave principale della ricchezza. Un ruolo fondamentale giova l'esercizio dell'autodisciplina sui "reparti mentali" che possiamo in questo modo schematizzare. Al primo posto troviamo l'ego, la sede della forza di volontà, che può controllare tutti gli altri "reparti mentali" e le cui decisioni sono inappellabili. Dopo abbiamo le emozioni, intese anche come sentimenti; infatti è palese che gran parte delle persone si faccia dominare dai sentimenti e dalle emozioni. In terza posizioe troviamo la ragione che possiamo dire essere il compromesso fra emozioni e razionalità. Segue l'immaginazione, dove nascono le idee, i progetti e le tecniche per raggiungere gli obiettivi desiderati. Accanto all'ego ci sono la coscienza, guida morale della mente, e la memoria, archivio dei fatti registrati nella mente. 

Ecco quindi che diventa fondamentale l'atteggiamento di leadership intesa come relazione tra individuo e gruppo di persone e come in ogni relazione il successo dipende da entrambe le parti. La leadership quindi riguarda l'emozione, l'ispirazione, la motivazione, la capacità di entrare in contatto con gli altri e di saperli gestire. Da qui si deduce che non si può insegnare con "metodi tradizionali" come avviene per il management. 


I passi precedenti sono tratti dal libro.

Leader e Manager oggi
Principi di leadership, new management, 
team building, time management, public speacking, communication, sale 
Edito dalle delle edizioni BTS 



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